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News e idee di Cinetica

Enrico
Signoretti
27
luglio
2010
2
 

Solaris: una morte lenta ma non dolorosa

Solaris è stato, per anni, un sistema operativo Unix di eccellenza e forse lo è ancora oggi. Nelle sue diverse versioni ha fatto la storia dell’informatica: sulle prime workstation RISC, sui primi server SMP, sui grandi server da 64 e più CPU, e negli ultimi anni, dopo una serie di incertezze, anche sui server x86.

Il lavoro che aveva fatto Sun per far certificare Solaris da tutti i big vendor è stato encomiabile, ma le cose sono cambiate e molto velocemente. Sun è stata acquisita da Oracle e Solaris, come molti altri gioielli di Sun, sta scivolando sempre più nell’abisso.

I vendor stanno abbandonando i contratti OEM e lo sviluppo del prodotto, sia nella sua incarnazione open che in quella commerciale, sta vedendo i momenti più bui di sempre… probabilmente gli ultimi. Per chi non ne fosse al corrente ecco qui alcuni link che dovrebbero dare l’idea di cosa sta succedendo: quiquiquiqui (questi sono solo i primi che ho trovato: la lista è lunghissima).

A quanto sopra c’è da aggiungere la totale mancanza di ogni comunicazione sul futuro dei server basati su CPU SPARC: nessun annuncio in merito, CPU vecchie, nessuna roadmap, c’è solo l’oblio.

Perchè Oracle sta facendo questo? non lo so, devo ammetterlo, è fuori dalle mie capacità cognitive: aveva dei prodotti eccellenti, dei clienti che li adoravano e una comunità attenta allo sviluppo. Probabilmente dei ritorni da questo tipo di operazioni ci sono ma più che di un ritorno in termini di consolidamento industriale e maggior qualità per i clienti mi sembrano mere operazioni finanziarie.

Oracle sta comunque raccogliendo i contratti di assistenza e garantisce la manutenzione (a prezzi fuori misura e con degli SLA, a volte, ridicoli), non che questo sia di tanto conforto per i clienti ma almeno non dovranno migrare le loro applicazioni dall’oggi al domani… possono aspettare domani l’altro.

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Enrico
Signoretti
23
luglio
2010
1
 

RAID 6: ecco perchè.

Il RAID 6 è un meccanismo di protezione dei dischi più sicuro del RAID 5 ma ancora più lento in termini di prestazioni. Il RAID 5 non è più all’altezza della situazione, questo è ormai anni che lo sentiamo dire, ma ormai con i dischi dell’ultima generazione (1 e 2TB) e i prossimi (3TB di prossimo annuncio) è veramente troppo pericoloso!

Un RAID group formato da dischi SATA da 1TB/7200RPM ha un tempo di ricostruzione, su un array tradizionale, che può facilmente superare le 24 ore! Questo tempo si allungherà ulteriormente e le previsioni non sono rosee: con i dischi da 3TB sarà di circa 96 ore. Sempre, fra l’alto, che l’array abbia degli algoritmi di ricostruzione efficienti e le IOPS richieste sul front-end non siano eccessive. Quanto tempo ti puoi permettere di rimanere senza una adeguata protezione?

La soluzione ci sarebbe, si chiama RAID 6, ma questa crea un problema di performance non indifferente. Già il RAID 5 subisce quella che in gergo si chiama “write penalty”. La penalità è dovuta al fatto che, per ogni operazione di scrittura verso l’array, il controller deve prendere il blocco, dividerlo per la lunghezza dello stripe, calcolarne la parità e, infine, scrivere tutte le parti sui dischi. Tutte queste operazioni vengono spesso fatte con un controller hardware che, per quanto veloce, ha dei limiti che spesso rallentano comunque le performance globali del sistema. Il RAID 6 non deve calcolare una parità ma due e quindi questa operazione è ancora più onerosa.

Il RAID 5 o il RAID 6 vengono spesso preferiti quando ci sono pochi dati in scrittura e molti in lettura (es. web server), in questi casi i tempi di risposta sono ottimi (se il RAID group non è degradato) ma, per i DB e le applicazioni molto “write intensive” vengono preferite ancora oggi configurazioni in RAID 1.

Le implementazioni di RAID 6 sono le più disparate e alcune eliminano, almeno in parte, la write penalty. Alcuni vendor, infatti, hanno messo a punto alcune sofisticazioni che posso attenuare il peso del calcolo della doppia parità.

NetApp, ad esempio, ha implementato una sua versione di RAID 6 che si chiama RAID-DP. Il RAID-DP è una evoluzione del RAID 4 (altro sistema di protezione simile al RAID 5 sempre utilizzato negli array NetApp). Il RAID-DP non aggiunge molto a quanto già conosciuto in precedenza con il RAID 4 ma, distribuendo i blocchi scritti in maniera differente da quanto fatto con il RAID a singola parità (diagonalmente) si ottiene un meccanismo molto più resiliente. Inoltre, l’implementazione specifica di questo particolare tipo di RAID 6 permette dei tempi di ricostruzioni molto rapidi.

Compellent, ha invece un approccio diverso e basato sulla sua funzionalità principe: la data progression. Il RAID 6 ha una implementazione più tradizionale (quindi lenta in scrittura) ma i singoli blocchi vengono sempre scritti in RAID 10 e poi convertiti, in modo asincrono e in background. Anche questo approccio risulta molto efficiente e garantisce al cliente adeguata protezione e performance.

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Enrico
Signoretti
23
luglio
2010
1
 

VDI projects underrated point of failure

The prominent goal of VDI (virtual desktop infrastructure) is to slash the desktops TCO. Not just being green, not just being secure but winning hands down when it comes to TCO!

Savings promised by VDI are not about TCA, they are all about TCO!

VDI is surely not cheap, let alone free: implementing VDI costs a lot of money, to swap your PCs (cheap CPU cycles, local storage and RAM) with costly servers and to acquire and setup efficient storage arrays and software.

Sometimes the customer misses one of the most important aspects of VDI: the thin client!

I’ve seen (a lot of) VDI projects failing after the customer spent their bankroll to build up a whole brand new infrastructure and then deploying VDI on their old PCs! They found themselves with doubled problems: they still have to manage the physical PCs as well as the virtual ones. This way TCO keeps on soaring, instead of flying low and under control.

The only feasible way is to deploy VDI along with thin clients, possibly 0 maintenance ones (the list is not very long indeed).

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