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News e idee di Cinetica
4
marzo
2010
0
 

Strategie

Questa settimana sono in vacanza, lo ammetto, ma ci sono un paio di fatti che meritano comunque un commento e che non devono essere sottovalutati.

Fatto 1: Oracle ha deciso, come molti si aspettavano, di non portare avanti la sua partnership con HDS.

Questa decisione è in piena filosofia Oracle e quindi ricalca senza dubbi la strategia adottata fino ad ora: avere il completo controllo dello stack tecnologico senza dover dipendere da nessuno per formulare l’offerta massimizzando ogni guadagno.

In fondo è ovvio che se Oracle vuole spingere oggetti come exadata2 o usare dischi SSD locali per estendere porzioni del DB, gli storage sofisticati alla HDS sono sempre più inutili o almeno così pensa il buon Larry!!!

Dal punto di vista HDS è sicuramente una brutta notizia perchè Sun era il più grande rivenditore al mondo: ora i Giappo-Americani saranno costretti a fare una rincorsa non da ridere per ripristinare tutti i rapporti commerciali, ristabilire i contatti tecnici e così via.

Dal punto di vista dei clienti Sun è un’altra polpetta amara da dover digerire: molti di questi avevano comprato HDS per avere un solo fornitore senza doversi preoccupare di chi faceva cosa e ora sono nella spiacevole situazione di avere comunque due fornitori e un futuro sicuramente più incerto di prima, anche solo per la questione di dover rinegoziare i contratti di assistenza e servizi professionali con HDS invece che con Sun.

Il messaggio per i clienti Sun è sempre più chiaro: se una cosa non era di completa proprietà di Sun sta per essere sepolta… ogni allusione agli storage 6000 non è casuale!

Dal punto di vista dei Concorrenti di Sun e HDS c’è invece una certa euforia (euforia è un eufemismo ovviamente), il momento non felice di Sun, gli storage che in certi casi sono un po vecchiotti (l’accordo esisteva da 10 anni) e il tempo che HDS ci metterà a riprendere le fila stanno facendo venire l’acquolina in bocca a tutti!!!

Fatto 2: IBM continua a spingere XIV e lo paragona al DS8000

Lo so è strano ma anche questa deve essere una strategia, strana ma pur sempre una strategia.

Certo, se provi a fare domande specifiche sulle performance di un XIV le risposte sono fra le più fantasiose ed evasive del mondo, se provi a scrivere XIV+performance su twitter tutti pensano subito a qualche battuta di spirito, ma si vede che IBM sta sviluppando il suo “gioiellino” e forse quando potremo vedere la versione 1.0 2.0 rimarremo tutti di stucco, chissà.

I più maligni pensano ad una qualche lotta intestina fra le varie divisioni di IBM ma, in verità, penso che dietro ci debba essere qualche cosa di più… in fondo il DS8000 lo danno tutti per morto (architettura hardware e software ormai obsoleti) e non sembra esserci un sostituto a breve.

Però, intanto, stanno porgendo il fianco a i concorrenti in maniera quasi paradossale, ;-)

25
febbraio
2010
1
 

Boot From SAN

Intendiamoci, non è l’ultima briciola tecnologica caduta da un banchetto alla NASA, è una idea che già ad inizio anni 2000 riempiva pagine sul web, ma ora è sufficientemente matura/riproducibile/accessibile/gestibile per finire anche nel piatto del più tranquillo dei CED. Stiamo parlando del Boot from SAN.

E’ la possibilità di fare il boot (Solaris, Windows 2003/2008, Hyper-V, Linux vari e, ovviamente, VMware ESX) non più da dischi locali, inseriti nel server, bensì da volumi (LUN) nella storage area network.

In una Storage Area Network -FC o iSCSI- correttamente ridondata, l’affidabilità e la velocità saranno al servizio anche del boot e dell’installazione del sistema operativo.

Velocità ed affidabilità sono solo il primo elemento positivo di una soluzione boot from SAN.

Non serve più avere dischi locali negli host.

Diciamocelo, cosa ce ne facevamo di 3 HD da 146/300 GB (2 in mirror e magari 1 di spare), quando comunque il s.o. non occupava mai piu’ di una ventina di GB?

Bene, ci siamo risparmiati 3 dischi ed il relativo controller RAID, una bella sgomitata al TCO, oltre che al minor costo iniziale di acquisto, considerando la razionalizzazione dello spazio disco utilizzato, ed i minori consumi elettrici diretti ed indiretti.

Ma è solo l’inizio.

C’e’ da tener conto che la semplificazione dell’hardware conduce ad una riduzione dei disservizi per rotture di componenti.

Se la S di SAN è uno storage moderno, le sue funzionalità saranno ancora più di ausilio nella gestione della infrastruttura.

Debbo installare una patch critica al s.o.?

Una bella snapshot del volume contenente il s.o. e passa la paura: se la patch si rivela più un problema che un rimedio si può tornare al sistema operativo fotografato appena prima della applicazione della patch.

Posso utilizzare le snapshot come primo livello di backup dei miei server e costruire soluzioni di Disaster Recovery ’spedendole’ ad uno storage nel sito remoto.

Debbo installare un nuovo server con un sistema operativo già presente nella mia server farm?

Se lo storage mi permette di clonare i volumi, ed il mio nuovo server non è troppo diverso da quello che ospita il s.o. già presente, in pochi click sarò pronto per avere una copia del S.O. da un template.

Così facile che sembra di parlare di virtualizzazione, ;-)

Già, svincolando l’hardware dal sistema operativo,  in caso di rottura irreparabile di un server potrò sostituirlo in pochi minuti senza richiedere re-installazione.

Non dimentichiamo che altre funzionalità garantite da ogni storage moderno quali il thin provisioning e la deduplica concorrono al risparmio di risorse, ai minori consumi ed ad una semplificazione della gestione.

Ci sarà qualche punto negativo?

No.

C’è solo da ricordare che per fare boot from SAN iSCSI serve una scheda ethernet appropriata, mentre via FC ogni HBA già in uso andrà bene.

Concludendo, non una medicina nuovissima, ma una soluzione finalmente utilizzabile grazie anche alle capacita’ software degli storage moderni.

Giancarlo

20
febbraio
2010
0
 

Lo storage tiering è morto, oppure no.

Quindi lo storage tiering è morto, oppure no.

Già, perchè è questo che ha detto il CEO di NetApp qualche giorno fa, dimenticandosi però che la sua azienda ha già implementato una specie di atutomated tiered storage con un prodotto molto interessante: l’acceleratore PAM.

L’Automated tiered storage è uno degli argomenti più caldi del momento nel mondo dello storage: è la capacità di mantenere i dati più caldi (più acceduti) sui dischi più veloci mentre quelli più freddi (meno acceduti) vengono spostati su dischi più capienti ma più lenti, il tutto in maniera automatica e trasparente all’host e alle sue applicazioni. Questo è uno dei fattori di successo di Compellent con la sua Data Progression e, chi più chi meno, stanno tutti andando in quella direzione!

Non mi dilungherò in disquisizioni tecniche sulle architetture e sulle relative implementazioni nei prodotti e neanche su cosa va meglio o cosa va peggio, ma voglio solo far notare che le schede PAM sono fatte di memoria FLASH quindi sono paragonabili a tutti gli effetti a dischi SSD!!!

Detto quanto sopra posso dire che sei hai una scheda PAM installata sul tuo NetApp hai una sorta di Automated tiered storage: i dati più acceduti sono sulla PAM e quelli meno acceduti saranno su dischi più lenti… o no?

ES


     
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