Intendiamoci, non è l’ultima briciola tecnologica caduta da un banchetto alla NASA, è una idea che già ad inizio anni 2000 riempiva pagine sul web, ma ora è sufficientemente matura/riproducibile/accessibile/gestibile per finire anche nel piatto del più tranquillo dei CED. Stiamo parlando del Boot from SAN.

E’ la possibilità di fare il boot (Solaris, Windows 2003/2008, Hyper-V, Linux vari e, ovviamente, VMware ESX) non più da dischi locali, inseriti nel server, bensì da volumi (LUN) nella storage area network.

In una Storage Area Network -FC o iSCSI- correttamente ridondata, l’affidabilità e la velocità saranno al servizio anche del boot e dell’installazione del sistema operativo.

Velocità ed affidabilità sono solo il primo elemento positivo di una soluzione boot from SAN.

Non serve più avere dischi locali negli host.

Diciamocelo, cosa ce ne facevamo di 3 HD da 146/300 GB (2 in mirror e magari 1 di spare), quando comunque il s.o. non occupava mai piu’ di una ventina di GB?

Bene, ci siamo risparmiati 3 dischi ed il relativo controller RAID, una bella sgomitata al TCO, oltre che al minor costo iniziale di acquisto, considerando la razionalizzazione dello spazio disco utilizzato, ed i minori consumi elettrici diretti ed indiretti.

Ma è solo l’inizio.

C’e’ da tener conto che la semplificazione dell’hardware conduce ad una riduzione dei disservizi per rotture di componenti.

Se la S di SAN è uno storage moderno, le sue funzionalità saranno ancora più di ausilio nella gestione della infrastruttura.

Debbo installare una patch critica al s.o.?

Una bella snapshot del volume contenente il s.o. e passa la paura: se la patch si rivela più un problema che un rimedio si può tornare al sistema operativo fotografato appena prima della applicazione della patch.

Posso utilizzare le snapshot come primo livello di backup dei miei server e costruire soluzioni di Disaster Recovery ‘spedendole’ ad uno storage nel sito remoto.

Debbo installare un nuovo server con un sistema operativo già presente nella mia server farm?

Se lo storage mi permette di clonare i volumi, ed il mio nuovo server non è troppo diverso da quello che ospita il s.o. già presente, in pochi click sarò pronto per avere una copia del S.O. da un template.

Così facile che sembra di parlare di virtualizzazione, 😉

Già, svincolando l’hardware dal sistema operativo,  in caso di rottura irreparabile di un server potrò sostituirlo in pochi minuti senza richiedere re-installazione.

Non dimentichiamo che altre funzionalità garantite da ogni storage moderno quali il thin provisioning e la deduplica concorrono al risparmio di risorse, ai minori consumi ed ad una semplificazione della gestione.

Ci sarà qualche punto negativo?

No.

C’è solo da ricordare che per fare boot from SAN iSCSI serve una scheda ethernet appropriata, mentre via FC ogni HBA già in uso andrà bene.

Concludendo, non una medicina nuovissima, ma una soluzione finalmente utilizzabile grazie anche alle capacita’ software degli storage moderni.

Giancarlo