In questi giorni ho girato un pò in lungo e in largo per l’Italia incontrando diversi clienti per scambiare con loro idee su quanto sta succedendo nell’IT. Ho ricavato delle notizie interessanti e, stranamente, un trend abbastanza simile. Ovviamente il mio osservatorio non è assolutamente attendibile ma, anche se due indizi non fanno una prova, aiutano a farsi una idea di quello che sta accadendo in giro.

Gli argomenti più dibattuti sono diversi ma c’è un minimo comune denominatore che riguarda la razionalizzazione dell’infrastruttura IT, delle applicazioni e dei processi.

Le aziende di cui parlo hanno profili abbastanza comuni: dai 2000 ai 6000 dipendenti, sono aziende manifatturiere, hanno una infrastruttura IT abbastanza importante ed eterogenea costruita negli anni, hanno già intrapreso la via della virtualizzazione e diverse sedi (anche significative) sparse all’estero con piccole (in alcuni casi non proprio piccole) infrastrutture regionali.

La crisi l’hanno sentita tutti, chi più chi meno, spesso con un calo di ordinativi e fatturato anche a due cifre rispetto all’anno prima e tutte si stanno riorganizzando cercando di contenere al massimo i costi. Dall’altra parte però i dati e le applicazioni non diminuiscono, anzi aumentano, e le persone sono sempre le stesse (in alcuni casi di meno)!

Cosa significa a questo punto razionalizzare?

La razionalizzazione sta impattando su molti aspetti dell’IT e riguarda i modelli gestionali, i processi, la metodologia di fruizione di servizi e consulenti esterni ma, in particolare, quello di cui voglio parlare è legato alla razionalizzazione della infrastruttura IT. C’è una consapevolezza maggiore in azienda che l’IT è fondamentale per eccellere e per competere ai massimi livelli, un buon IT è uno strumento fondamentale per aumentare la produttività.

Questi clienti stanno censendo la loro infrastruttura e stanno pianificando -chi più chi meno- interventi per riprendere il pieno controllo dello stack tecnologico  centralizzando, ottimizzando, semplificando il più possibile le componenti strategiche e lasciando nelle periferie solo il minimo indispensabile, soprattutto meno risorse umane possibili: si sta vivendo un’ulteriore centralizzazione dell’IT.

Gli argomenti sul tavolo sono molti ma li posso riassumere in tre punti

  • Rete e mobilità
  • Seconda fase di virtualizzazione (server e storage)
  • DR e business continuity

Rete e mobilità

Per accedere ai dati e alle applicazioni è indispensabile una connettività sicura, veloce e stabile.

La scelta dei fornitori di rete è molto ampia -sia nazionali che internazionali- e tutti i clienti stanno rivedendo pesantemente i contratti cercando condizioni migliorative e, soprattutto, più banda in grado di permettere nuovi livelli di servizio per gli utenti.

La pratica dell'”accelerazione di banda” grazie ad appliance come Riverbed si sta diffondendo a macchia d’olio per gli innegabili vantaggi che porta in termini di efficacia e risparmio.

Alla questione della banda si aggiunge anche quella degli utenti mobili: in forte aumento, dispersi ed eterogenei! Quindi c’è una riorganizzazione della rete aziendale in questo senso (sicurezza in generale ma soprattutto VPN e POP di accesso alla rete interna più ridondati e flessibili).

Seconda fase di virtualizzazione (server e storage)

Dopo un primo step di adozione della virtualizzazione si è pronti a una fase più matura. Le prime infrastrutture virtualizzate hanno portato grandi vantaggi ma spesso sono nate senza un vero progetto e con l’aggiunta di server/storage eterogenei nel tempo. Ora si vuole rivedere tutto questo.

I server della prima virtualizzazione iniziano ad essere vecchi e la migrazione a vSphere 4 è una buona scusa per rivedere quanto più possibile dell’infrastruttura esistente.

Le aziende hanno anche capito che lo storage è alla base di un buon progetto di virtualizzazione e si sta parlando sempre più di FCoE, SSD, automated tiered storage, thin provisioning, deduplication ed altre funzionalità di alto livello che possano aiutare in maniera significativa ad abbattere il TCO.

DR e business continuity

Le infrastrutture virtualizzate sono molto più facili da ridondare e replicare, anche remotamente, e questo viene incontro alle esigenze della direzione aziendale che ormai non si può più permettere nessun tipo di fermo: la logistica è su 24 ore e le sedi all’estero lavorano quando da noi è notte. Ogni fermo, anche di applicazioni fino a ieri considerate secondarie per la vita dell’impresa, creano traumi che si traducono in costi immediati e futuri facilmente verificabili.

Insomma, le aziende stanno investendo e lo stanno facendo con l’obiettivo di ottenere la massima efficienza al proprio IT, necessario per dare una garanzie sempre più elevate ai propri utenti (e di conseguenza anche ai clienti). Sono anni che parlo di TCO (Total Cost of Ownership) e di ROI (Return Of Investment) e vedo che finalmente sono discorsi che gli IT manager affrontano con molto più interesse del periodo pre-crisi!