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Nowhere FAST

“I’d like to drop my trousers to the world

I am a man of means (of slender means)

Each household appliance

Is like a new science in my town

And if the day came when I felt a Natural emotion

I’d get such a shock I’d probably jump In the ocean”

Aaaah, quanto mi piace fare allusioni prendendo i testi delle mie canzoni preferite… :-)

Sebbene “Nowhere Fast” degli Smiths sia tratta dal fantastico “Meat is Murder” del 1985 sembra che il buon Moz l’abbia scritta leggendo l’annuncio del V-Max di EMC2. Ovviamente stò parlando del mitico FAST (Fully Automated Storage Tiering) ovvero la “rivoluzionaria” ed “innovativa” tecnologia che EMC2 ha annunciato come parte integrante del successore del DMX4, peccato che ancora sia nei laboratori di EMC2 e ancora non sia stata neanche annunciata una data di disponibilità (si mormora della seconda metà del 2009 per la versione v1).

Ma facciamo un’analisi tecnica :-)

DISCLAIMER: Sono appena tornato dal C-Drive ’09, evento di Compellent che si è tenuto a Minneapolis dal 3 al 7 Maggio e dove sono state presentate tutte le novità della versione 5.0 di Storage Center e anche uno scorcio della roadmap per il futuro, quindi, come mi dice sempre Enrico, potrei essere troppo gasato per essere attendibile :-D

Bene, quindi EMC2 ha annunciato questa nuova funzionalità come fosse uscita direttamente dalle menti dei suoi ingegneri, pagati con parte di quei formidabili $200.000.000 spesi di R&D sul V-MAX (spesi un pò male mi verrebbe da dire), mentre Compellent sono già 3 (tre) anni che vende ai suoi clienti la funzionalità di Data Progression che altro non è che il famigerato FAST v2, si, avete letto bene, v2, perchè il v1 non avrà le funzionalità di migrazione dei dati sub-LUN, sarà semplicemente una automazione del tiering a livello LUN già presente da anni anche su USP di Hitachi.

Oltre al danno, mi viene da dire, c’è la beffa: il FAST (almeno la v1), non sarà compatibile con le LUN thin-provisioned, classico sintomo di stratificazione sul software legacy.

Mi viene da pensare quindi, ma Io cliente, che voglio le performance degli SSD ma ho un budget limitato (dove la causa può essere: crisi,recessione,braccine corte) come faccio ad ottimizzare l’utilizzo di questi piccoli e veloci SSD? devo comprarne molti per ficcarci dentro tutti i miei tablespace interi? devo comprarne pochi ma reingegnerizzare tutta la mia applicazione o il mio DB per spostare solo i dati che IO ritengo essere HOT a manina li sopra?, beh se oggi stessi pensando di prendere dei dischi SSD da EMC le mie scelte sono limitate a queste due…

E se io volessi ad esempio, comprare pochi SSD, usarli su molte applicazioni contemporaneamente evitando di andare a modificare le mie applicazioni o DB?, ad oggi l’UNICA AZIENDA che permette il TIERING dei DATI su SSD è Compellent! (Sun su Amber Road NON fa tiering del dato, crea solamente una cache di 2o livello).

Ma non vi voglio tediare oltre con comparazioni 1 on 1 in EMC2 vs. Compellent, passiamo direttamente ad una tabellina riassuntiva:

Feature EMC2 Compellent
Supporto SSD SI SI
Supporto Tiering Automatico a livello di LUN NO (forse da fine 2009) SI
Supporto Tiering Automatico a livello di Blocco NO (forse dal 2010) SI (dal 2006)
Supporto di tutte le funzionalità su volumi Thin Provisioned NO (forse nel 2010?) SI (tutto è thin by default)

Potrei aggiungere anche che già adesso Compellent permette di movimentare blocchi su e giù per i Tier senza interrompere le repliche remote ma magari rischierei di sparare sulla croce rossa :-) .

E allora mi immagino un ipotetico di EMC2 che arriva e mi comincia a chiedere:

Q: Si ma Compellent chi? in questo clima di crisi e recessione finiranno in bancarotta entro pochi mesi…

A: Non direi proprio, semmai è qualcun altro che deve tagliare gli stipendi per evitare i licenziamenti

Q: Eh, ma Compellent potrebbe essere comprata da una qualunque azienda grossa…

A: Certo, mai dire mai, basta vedere Sun che è stata acquistata da Oracle, ma i progetti dell’azienda sono molto diversi, e figure importanti del settore lo stanno capendo.

Q: Ok, Compellent è una bella azienda ed ha delle funzionalità che noi ci sogniamo, ma il suo prodotto è orientato alla fascia medio-bassa, non potrebbe mai sostituire uno storage Enterprise Frame-based come il DMX.

A: Ahahaahahahahahahahahahahahahahahahahha…

E riprendendomi dalle lacrime direi: COL CAVOLO!

Introducing LIVE VOLUME & PORTABLE VOLUME

Immaginate il vostro storage, immaginate che ad un certo punto vogliate scalare orizzontalmente, aggiungendo ridondanza di siti e bilanciando il carico degli host in tempo reale e senza downtime, immaginate di aggiungere quanti siti volete ed avere sempre una sola interfaccia di gestione.

Immaginate tutto questo accoppiato a VMware, dove muovendo con VMotion una macchina virtuale da una zona all’altra del Datacenter il suo volume potrebbe muoversi verso un altro storage bilanciando il carico ed ottimizzando la latenza, tutto in modo automatico e completamente indipendente dal software che gira sull’host.

Bene, tutto questo è già realtà, è stato annunciato già da tempo sul sito di Compellent, è stata mostrata la demo al C-Drive e sarà disponibile dal Q3 2009 nello Storage Center 5.0, il bello di tutto questo? basterà un upgrade software, nessun tipo di cambiamento hardware richiesto!

E se io avessi adesso in produzione uno Storage Center 4.0 con diversi terabyte già al suo interno e volessi replicare tutto il suo contenuto su un nuovo Storage Center per iniziare il pairing dei siti sarebbe un problema, tutti quei dati intaserebbero la mia connessione per giorni o peggio settimane!

No Problem, i Portable Volume sono una nuova feature (SENZA LICENZA!!) della versione 5.0, con degli Hard Disk esterni sarà possibile realizzare il dump dei volumi da replicare e con un meccanismo completamente automatizzato fare lo startup della replica senza intasare il proprio network!, Questo sarà vendibile anche come servizio dai partner Compellent!

Direi che per oggi ho scritto abbastanza, in questo periodo scrivo molto poco, ma queste cose andavano dette :-) e mi raccomando rileggete il testo di Nowhere Fast in apertura di post e ripensate al fatto che in giro per il mondo (e ne abbiamo avuto la conferma) l’unico modo che ha EMC di contrastare Compellent è INGANNARE i potenziali clienti, vendendo l’hardware sottocosto a prezzi ridicoli, facendogli acquistare hardware inutile e superfluo solo per presentargli poi dei canoni di rinnovo e manutenzione da far svenire anche i più forti di stomaco. Il tutto con un prodotto che a mio avviso ha poco più di una qualsiasi “household appliance” :-)

Compra su Amazon:

“Meat Is Murder” (The Smiths)

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Too Much Information

“Too much information running through my brain

Too much information driving me insane”

Troppe informazioni, cantavano i Police, ma sarà veramente così? Spesso da molti clienti mi trovo alle prese con sottosistemi storage incredibilmente sotto-utilizzati dal punto di vista dei dati EFFETTIVAMENTE scritti ed acceduti.

Evidentemente non sono l’unico (ne tanto meno il primo) ad aver notato questa cosa, infatti già da tempo Compellent va dicendo che con i loro prodotti si risparmia SULL’ACQUISTO dello storage, in quanto, grazie alle tecnologie di thin provisioning (chiamate da Compellent “Dynamic Capacity”), è possibile acquistare solo lo storage necessario e gestire l’acquisto di nuovo spazio disco analizzando i VERI trend di utilizzo delle macchine, che Compellent calcola per voi in base alle statistiche che raccoglie.

Ieri guardando i miei feed RSS noto che Chris Evans sul suo Blog ha ripreso questo stesso discorso in uno dei suoi ultimi post, presentando questo interessante grafico da lui realizzato:

Storage Waterfall.jpg
Cliccate per una versione ingrandita

Il grafico prende in esame tutto il passaggio dello spazio a disposizione partendo dal “raw storage” (quello su cui normalmente i vendor realizzano l’offerta) arrivando infine ai dati realmente scritti sul filesystem.

Nei suoi calcoli risulta che solamente il 12.5% dello storage acquistato viene reso effettivamente disponibile, questo tiene conto dell’overhead del raid, dell’overhead nella creazione delle LUN, della perdita di spazio disponibile per colpa del filesystem, dello spazio effettivamente utilizzato all’interno del filesystem (ad esempio dai datafiles di un database Oracle) fino ad arrivare all’ultimo dato che rispecchia quanto dello spazio usato nel filesystem viene effettivamente riempito di dati.

Questo calcolo non tiene poi in considerazioni eventuali overhead per funzionalità avanzate a livello storage come le snapshot (che normalmente richiedono preallocazione di una parte di storage), repliche 1:1 di LUN locali e/o remote per fini di Backup / Disaster Recovery, che se sommate al calcolo precedente assottigliano ancor di più la porzione di storage effettivamente utilizzabile.

*UPDATE* anche Stephen Foskett ha ripreso lo stesso discorso partendo dal post di Chris Evans, è interessante leggere le sue considerazioni sulla creazione di un metodo standard di definizione dello spazio “raw”, “utilizzabile” ed “utilizzato”.

Con Compellent anche l’overhead delle snapshot (che sono oltretutto read/write) e delle repliche remote è portato all’osso, non è infatti necessario nessun tipo di preallocazione ed in più la replica remota viene eseguita in modo “thin” ed è possibile anche de-duplicare i dati (eliminando quindi un eventuale apparato di de-duplication come quelli di Riverbed).

Per non parlare poi delle funzionalità di Data Progression e Fast Track, queste due funzionalità permettono di ottimizzare e sopratutto AUTOMATIZZARE, in modo DINAMICO l’OTTIMIZZAZIONE dei dati sullo storage.

La magia di questi due software (che si basa sull’architettura Dynamic Block Architecture brevettata da Compellent) consiste nello spostare a livello di BLOCCO i dati tra dischi di velocità differente in modo automatico e trasparente, e con l’avvento della Fast Track anche all’interno dello stesso disco discriminando le tracce fisicamente più veloci (il 30% circa delle tracce esterne del disco fisico).

Queste funzionalità permettono di avere un controllo totale sui dati, e la possibilità di modificare le loro posizioni in totale semplicità (e a caldo), senza doversi lanciare in migrazioni massacranti (nottate, fine settimana, natale :D ), e grazie all’architettura DBA è possibile incrementare le performance di tutte le LUN semplicemente aggiungendo nuovi dischi, infatti quando viene aggiunta una nuova enclosure all’interno di un tier già esistente (i tier vengono discriminati in base alla velocità del disco: TIER1 = 15K, TIER2 = 10K, TIER3 = 7.2K) è possibile lanciare il restriping a caldo che permette di utilizzare tutti i nuovi dischi all’unisono con quelli già presenti.

Tutte queste funzionalità rendono Compellent lo storage più all’avanguardia del mercato, e nel nuovo anno con l’uscita della nuova revisione dello Storage Center ci saranno delle belle novità.

DISCLAIMER: Cinetica è il primo partner italiano di Compellent.

Per quanto riguarda il consiglio musicale di oggi, “Ghost in the Machine” dei Police, disco del 1981, segnava la maturità del gruppo e l’avvicinamento a sonorità più funky, da Wikipedia:

“Registrato agli Air Studios di Montserrat nei Caraibi, prodotto dai Police insieme a Hugh Padgham. Il quarto album dei The Police è caratterizzato da un suono più pieno e funky ma anche da un’atmosfera più cupa rispetto ai lavori precedenti, ispirata da alcuni scritti del filosofo Arthur Koestler. Dal libro The Ghost in the Machine, sempre dello stesso Koestler, prende ispirazione il titolo dell’album. Entrano ampiamente in scena suoni di sintetizzatore e sassofono, quest’ultimo suonato dallo stesso Sting. Spingono l’album i singoli Every little thing she does is magic e Invisible Sun.”

Compra su Amazon:

“Ghost in the Machine” (The Police)

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