Ormai è un bel pò che si parla di cloud e delle implicazioni che questo può avere nell’evoluzione dell’IT in generale.

Il cloud computing non è altro che, banalizzando, la possibilità di accedere a delle risorse di calcolo e storage sulla rete (pubblica e privata) in modo molto elastico e pagando solo per l’effettivo uso che si fa di queste risorse. Il concetto di per se è ottimo ma la sua applicazione, come tutte le volte che si implementa una nuova tecnologia, non è stata sempre esaltante.

I servizi di cloud storage e cloud computing stanno comunque maturando e proliferando e la domanda che mi pongo è: quale è l’impatto reale del cloud computing.

I primi a beneficiare di questo nuovo modo di vedere l’IT dovrebbero essere le piccole e medie aziende, sicuramente più delle grandi (noi lo abbiamo fatto e posso dire che, dopo qualche mese, abbiamo avuto dei riscontri più che positivi in termini di costi ed efficienza). Il motivo per il quale le piccole aziende traggono vantaggi dal cloud computing sono principalmente due: il primo è che permette di non avere spese fisse ma si paga in funzione di quanto si consuma, il secondo è che lo staff IT si può ridurre sensibilmente. Purtroppo, invece, forse per mancanza di cultura, non vedo l’entusiasmo nelle SMB italiane (almeno in quelle che conosco) ma anche in quelle un po’ più grandi vedo solo qualche esperimento su progetti di secondaria importanza.

il 2010 sarà un anno importante per il cloud computing e servirà per capire se le aziende inizieranno o meno a destinare parti importanti del loro budget IT in quella direzione. Gli scogli da aggirare sono diversi:

Il primo, e forse il più importante, è la diffidenza: è importante fidarsi del fornitore per potergli dare in mano i propri dati!

Di conseguenza è importante la sicurezza: cioè capire chi come e quando potrà accedere alle applicazioni e ai dati ma anche quanto questi dati sono protetti (backup e disaster recovery tanto per nominarne un paio).

Lo SLA (service leve agreement) è importante valutarlo con attenzione, non che lo SLA garantito da molte infrastrutture interne alle aziende sia elevato, tutt’altro, ma perché ogni cosa che non dovesse funzionare dopo una migrazione del genere sarebbe facilmente imputabile proprio al nuovo modo di fornire il servizio.

E, infine, dovendo usare internet in modo molto più massiccio di come si fa ora è necessario comprendere quale può essere il costo di un accesso con molta più banda (garantita) e minore latenza di quelli attuali… non sempre un problema di facile risoluzione per le aziende italiane (leggi costi telecom e digital divide).

Spero che il 2010 ci aiuti a capire se il cloud computing rimarrà una nicchia o diventerà mainstream.

voi cosa ne pensate?

ES