Seppur con due mesi di ritardo, ecco i nostri risultati e le impressioni a proposito di Infinio.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, consiglio di rileggere l’articolo precedente, altrimenti questo vi sarà davvero poco chiaro: INFINIO (NFS + VMware + ottima_idea).

Partiamo subito col dire che il prodotto funziona, ma quanto e come vale la pena di capirlo bene.

Per testare la soluzione, i ragazzi di Infinio, mi avevano proposto delle macchine virtuali delle quali bastava fare il deploy e accenderle per avere dell’attività disco… l’unica pecca è che  si trattava quasi unicamente di attività di lettura e su una base di dati di pochi KB, quindi in quel momento il mio pensiero è stato: “ma anche no”. Si perché, è bene precisarlo, Infinio agisce come una cache per i datastore NFS, ma solo per la lettura. A quel punto ho installato due macchine virtuali windows con a bordo IOmeter (http://www.iometer.org) e le ho settate in modo da generare un workload più sensato (reale):

Block Size delle richieste: 8 KB (ipotizzando un DB tipico)

Percentuale delle letture (Read) 80%

Percentuale delle scritture (Write) 20%

% di IOPS random: 100%

il tutto su una base dati di circa 10GB per macchina (quindi 20GB in tutto).

Risultati

In assenza dell’accelerazione Infinio i dati medi di velocità erano in totale ~ 280 IOPS

(si abbiamo usato uno storage davvero pessimo, volutamente)

Con l’utilizzo di Infinio il valore è salito a ~ 380 IOPS (+ 35%)

Conclusioni

Secondo un test reale (che rappresenta un esempio concreto di workload e non adatto alle peculiarità del software), risulta che la velocità di risposta dei datastore aumenta di più di un terzo. E’ chiaro che prima di prendere in considerazione una soluzione del genere è necessario fare una analisi precisa della tipologià di carico che si effettua sui datastore, ma se si ricade nella tipologia adatta, può essere molto interessante se si confronta il costo dei dischi necessari per aumentare le IOPS di un terzo su tutti i datastore (sicuramente più che qualche licenza Infinio).

Dario Bartolucci